IM, the blog! / Eppure un giorno lo rimpiangerete. Il presidente del Milan

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Troppo comunista! Eccoli lì, tutti a sparare e a sparlare del governo, del premier e del ministro dell’Economia. Complimenti, bravi davvero! Poi, adesso che si va accompagnando da solo verso il tramonto, facile, troppo facile far così. Bersaglio più grande ancora di una Croce Rossa. Eppure un giorno lo rimpiangerete questo governo. Sì, rimpiangerete l’unico governo realmente di sinistra che abbiamo avuto da… da Costantino in poi. In quale altra occasione della storia vi è capitato di vedere un bambino ‘speciale’, dileggiato dai compagni di scuola per anni e per questo incattivito e pronto a vendicarsi istericamente e cinicamente, strappato al gorgo della violenza e fatto ministro dell’Economia? No, il fatto è che lui è stato troppo comunista. Mentre quelli che ci si professano, si autocertificano come tali, son abbastanza ricchi – come diceva Flaiano – e integrati da riuscire a perder tempo in chiacchiere. Invece, lui sì che ha dato un senso ed ha realizzato la vera mobilità sociale. Peraltro, lo scenario che si apre è davvero inquietante: mai più un cafone, una sciacquetta, un minus habens in posti chiave delle istituzioni. Dunque, le categorie ‘svantaggiate’, quelle vere, non avranno mai più voce. Con buona pace di questa radiosa rivoluzione sociale iniziata quasi vent’anni fa.

Te l’avevo detto io… “Non ti fare il sangue amaro, lascia perdere. Vieni su da me, abbiamo un sacco di cose di cui parlare: le canzoni francesi, quelle napoletane, gli anni Cinquanta, il calcio – sebbene tu del Milan e io della Magica, lo spettacolo, il bel gioco, il riconoscere la classe di un giocatore ci vede fratelli e fratelli d’Italia. Abbiamo tanti interessi in comune e gli stessi gusti. Vieni su per cena, offro io!”. Invece, hai voluto insistere nel tuo lavoro, nel tuo ‘fare’ il bene(ssere) di un Paese ed ora ti trovi contro gli stessi invidiosi che prima ti hanno involontariamente sostenuto e ai quali, poi, hai insegnato come si fa.

Questa è rivoluzione! A parte gli scherzi, qualche merito è pure opportuno riconoscerlo a questa rivoluzione. Eravamo un malato grave, poi le cure sbagliate di un medico mancino e quindi la cancrena. Ma almeno non ci si inganna più, finalmente il trionfo di un sano realismo! Nessuno racconta più bugie in tv  – come fece Amato prima della rivoluzione, si guarda in faccia la realtà e si tenta la cura con coraggio e spirito nuovo: amputando le parti già lese. Cure affidate, peraltro, a un figlio del popolo, un ragioniere. Non come accadeva in precedenza, quando per decidere le sorti di un Paese ci si rivolgeva ai grandi economisti dei secoli precedenti, a quelli appartenenti alle grandi famiglie europee che nulla sapevano della realtà italiana degli anni 2000, nulla facevano per una ripresa economica liberando le energie positive e più moderne (già, ma Roosevelt non era ancora nato…) e, invece, amputavano le parti già lese (sic!). E poi, come non pensare ai moltissimi che per imitazione – pur dichiarandosi contrari al governo della rivoluzione – ne hanno scimmiottato mosse e tecniche. E quindi, cafoni sicuri di sé che dai bar di provincia cominciavano a sedersi negli scranni dei mille parlamenti e minus habens che questuavano presso i clienti-elettori un posto di lavoro da 9mila euro almeno per parlare per loro conto. Certo, qualche furbo si infilava sempre, non tutto era perfetto. Qualcuno che comprava un posto migliore, più in alto, in liste elettorali altrui ‘per lavorare’ capitava. Ma lasciamo stare, è un’altra storia questa, è un campionario di dilettanti…

Da dx e da sx. E mi fanno ridere questi che ora dicono, così, con leggerezza “il premier è uno scarso, sia se lo vedi da sinistra, sia se lo vedi da destra“. Sì, perché in origine l’idea era semplice: un milione di piccole aziende in Italia, tiro giù le tasse e ognuna di queste potrà assumere una persona. Giusto, rilancio dell’economia e lotta alla disoccupazione. Da sinistra, in effetti, da allora, nessuno che abbia alzato la mano dicendo “sì, è andata così, ora lavoro con un contratto e riesco anche a metter su famiglia o casa“. Così, da destra, bisogna ammettere che non si è udita alcuna voce che abbia detto mai “ho potuto pensare solo a lavorare e dare respiro alle mie attività. No, nessun inciampo burocratico o fiscale. Del resto, già me la gioco da solo, non peso sullo Stato, perché lo Stato dovrebbe pesare su di me?“. Ma non è questo il punto, si vuol capire? Ecco, comincio a infervorarmi troppo…

Saggezza è mezza bellezza. Italo, che è più saggio di me, sorride. Sorride e mi dice che il gioco di ‘fare le pulci’ agli altri è il gioco più antico del mondo. Per quanto possa essere acuto, ironico, incisivo ha fatto un po’ il suo tempo, non è questo lo spirito giusto. Le pulci, se hai vissuto veramente, fanno parte del gioco stesso. E’ la prospettiva che non bisogna perdere. Anche se il governo della rivoluzione cadesse, il premier Bisignani e il suo portavoce, lì, non parlassero più e il ministro dell’Economia Milanese si dovesse ritirare una volta per tutte col suo ragioniere, non sarebbe la fine del mondo. Solo a una cosa non c’è rimedio, solo a una cosa…

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