IM, the blog! / Dal tramonto all’alba. Rapido, breve, laico.

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Oggi, ultimi giorni del 2012, senza farla troppo lunga – perché se la vita è semplice (e breve), figuriamoci la politica – solo tre (3) aspetti critici e tre (3) possibili punti di partenza tra le tre (3) valanghe di parole:

1. di una società civile che si sveglia oggi all’impegno e se ne fa stola e app, al contempo;

2. di cosiddetti programmi che son, per lo più, desiderata che potrebbero viaggiar di quinta elementare in quinta elementare (prego, leggersi i punti programmatici dei candidati alle primarie del PD di qualche tempo fa);

3. di candidati e di stampa che ti dicono quale problema avere (!) – in verità, tu tieni così tanto ai tuoi, che ne hai anche la soluzione, pensa…

Dunque:

4. La crisi è anche crisi della delega politica: perché votare ancora chi si è sottratto alle proprie responsabilità più di un anno fa (partiti tradizionali, maggioranze e opposizioni)?

5. Limiti e pericoli italiani: ritenere di rifondare la politica solo su base morale (bello slancio ‘romantico’, ma… sicuri che vogliamo tutta questa ‘polizia’ intorno?), l’Italia come Paese del ‘non si può fare’ (a cominciare dal lavoro) e l’istinto di ‘cercar padrone’, ahimé…

6. Mancanza di coscienza e di classe (che diamine!): borghesi che si autocertificano marxisti, gente che ripete ogni istante ‘io son comunista!’ (te ne puoi convincere da solo, per cortesia?), ex presidenti che non si guardano allo specchio del loro museo delle cere nemmeno un po’…

Ecco, e da qui:

7. Lavoro, la grande questione. Cambiare polarità ad un Paese aperto, ad esempio, solo 10 mesi l’anno. E aperto male. Dove vale la media di Trilussa: c’è chi ne lavora 20 di mesi l’anno e chi ne lavora 0 (zero) (!). Ah, ovviamente non si vogliono alibi sindacali o generazionali: anche perché il sindacato com’è ora rappresenta al massimo se stesso e a 40 anni non sei solo precario, non hai solo diritto al lavoro, ma devi aver imparato a lavorare, in un modo o nell’altro.

8. Cultura, come leva primaria per lo sviluppo? Sì, se la sai far lavorare. Siamo sempre lì. Non museo, non difesa, non Croce. Ma rapidità e concretezza, occupazione e occupazione giovanile,  collaborazione immediata con altri settori già cruciali nella società. Anche qui: l’allattamento dello Stato non può essere eterno e non si vuole. Ma l’investimento dev’essere forte allora su quelli che saranno attori e pubblico, cioè gli studenti e dunque la scuola. Centrale.

9. Evasione fiscale, un falso problema. Il problema è l’evasione dal lavoro, per quanto detto al punto 7 e in parte 8. E poi, non occorre inseguirla, basta non farla nascere.

Ecco, l’innovazione, la modernità, un nuovo giorno non è nel superamento di un digital divide, che pure esiste. E nemmeno nello scavalcamento di un cultural divide, che piano piano si otterrebbe.

Ma per partire subito, pronti-via, l’approccio è tutto. Lo sa chi sa lavorare.

Sempre, di lavoro, possa interessare qualcosa a qualcuno in questo momento.

Ecco, qui, mi sento di dire, sì.

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