IM, the blog! / Italo Medio, scritti dal 2012!

Sette pezzi sette per raccontare il 2012, quello vero…

Tutti per voi!

In più, si suggerisce un’elegante colonna sonora!

italo_2012

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Italo legge il ‘vero’ censimento 2011 [4 Aprile 2012]

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Età. Stiamo ringiovanendo, siamo bambini! Infatti, tutti fuggono di fronte alla prima responsabilità concreta, al primo problema, alla prima crisi da risolvere. I partiti, ad esempio. “Beh, mi sembra una buona premessa per la crescita!”, qualcuno ironicamente afferma. “Però, il primo che ci casca ancora a delegare, a promettere il voto nel periodo della prossima questua elettorale…”

Giovani e lavoro. “Quando tornerete a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite loro che fare carriera nell’esattoria, in periodi di crisi specialmente – Entrate, Gerit, Inps, recupero crediti aziende di servizi – non è una cosa bella, proprio no!”. “Vuoi vedere che fra qualche anno si cresce davvero e anche i giornali la smettono con la pornografia fiscale?”, aggiunge, quindi, qualcuno con una punta di sarcasmo. “E poi, i killer di una volta erano discreti almeno, non rilasciavano mica tutte queste interviste come questi direttori qua!”

Politica. “E’ quel grande gioco di potere dove tu chiedi il posto di capo… a chi ti assume!”. No, non c’entra nulla l’organizzazione, l’equilibrio sociale, la soluzione dei problemi – come in effetti penseresti… Curiosa cosa, perché in passato a chiedertelo erano comunque persone con una cultura ed un’esperienza senz’altro maggiore della tua. “Ora, non potendoti convincere sul lavoro, sulla concretezza, sulla prospettiva – sei più ‘uomo di mondo’, hai più soluzioni, sei più evoluto tu – ci provano con l’arroganza, la sbrigatività, con l’uomo nero!”.

Berlusconi. Maschera della tradizione popolare. Sinonimo di burlone, spocchioso, ridanciano. Vale la variante, infatti, di berluscone (es. sei un -, non fare il -). Una volta in politica, ha avuto però il merito di aver dato possibilità di carriera e di espressione a tutti, davvero a tutti, “anche ai sottopanza, ai caporali della sinistra periferica, pensa”. “Sì, insomma, un giorno eri al bar del paese a discutere con uno che ti parlava convinto della pavimentazione in porfido della piazza, il giorno dopo lo vedevi in tv a votare in Parlamento”. In virtù di ciò, tra i sinonimi, è da aggiungere benefattore.

Informazione. Non in casa. Rivolgersi Facebook.

Sinistra. Modo di dire. Sì, ormai è così. L’area politica così definita in tempi remoti per il suo impegno nell’ambito del lavoro, della cultura, del progresso, ha declinato l’invito a continuare. “No, grazie!”, ha detto. Se la incontri lungo qualche viale, in qualche locale, ti parlerà ricordando i vecchi tempi: “Caro articolo 18, come stai? Ti va un TFR? Certo, per carità, nella misura in cui tu non sia già cassintegrato…”.  No, non è impazzita. E’ che non esercita più dal ’92 almeno.

Cultura. Ce la si attribuisce per autocertificazione. “Un po’ come l’esser di sinistra, in verità”, qualcuno maliziosamente afferma. E’ un fatto quantitativo: un tot di tessere, di conoscenze, una postura e si va! Sì, ormai il sistema è molto più snello e moderno. Infatti, pur permanendo la seriosità, la pesantezza dei singoli membri nel parlarti di qualcosa – grazie a Dio nulla è andato perduto dell’antica e sana tradizione – essi, oggi, ti indicheranno un attualissimo link dove, per spiegare M’illumino d’immenso, si rivolgeranno a te con parole, nell’ordine, di: il compagno e la compagna di Neanderthal, la scuola di Vienna e il circolo di Francoforte, Aristotele, Socrate, Platone e Dio – “che anche se non c’è, qualcosa gli facciamo dire …”. No, Furia non verrà citato perché cavallo nero (che quindi presuppone ‘cavaliere nero’). Il tutto lo potrai comodamente stampare a casa tua in 78 volumi da rilegare. “E quello, bada bene, sarà solo il libretto d’istruzioni!”

Rivoluzione. Un tempo si presupponevano un potere costituito e un movimento che voleva scalzarlo. Cosa che, ovviamente, generava ‘discussioni’ un tantino sanguinose… No, diciamola tutta, delle vere e proprie guerre – con morti ammazzati, feriti, distruzione, incendi.

La moderna evoluzione scientifica messa a punto in Italia – “e ne siamo orgogliosi” – invece, esclude piazze, raduni e conseguenti spargimenti di sangue. Basta una minaccia o trattativa riservata per allontanare chi detiene il potere e attraverso uno stratagemma ‘legale’ sostituirlo con l’elemento nuovo. “No, non le elezioni, quelle son la cura di mantenimento quando si sta meglio”. “E’ paragonabile, il sistema, all’evoluzione della moderna chirurgia: dalle operazioni a cuore aperto con emorragie, trasfusioni, apertura di cassa toracica e… vabbè, lasciamo perdere, alla meno invasiva e cruenta tecnica di posizionare degli stent attraverso il sistema dei vasi”. Da Nobel!

Italia. “E’ il posto delle possibilità sprecate” dice con un po’ d’amarezza qualcuno. “L’idea continua ad essere, per usare un paragone calcistico, quella del catenaccio. Tutti in difesa, ad aspettare che si apra un varco occasionale, ti ‘colga’ un colpo di fortuna o l’arbitro ti regali un rigore”. Eppure, laddove nessuno fa il suo mestiere, i giornalisti devono saper usare i gomiti più che la penna, dove chi non ha voglia trova stipendio, chi ha voglia di fare non può lavorare… Insomma, in questo Paese di  tanti, di esattori e un po’ ebeti, certo che qualcosa di buono si può fare!

“Se non fosse così, che ci starei a fare!”, dice, infine, dopo aver sentito tutti, sorridente… no, serio… sorridente e serio – perché no? – Italo.

E continua, oh, se continua…

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Maturità: tracce [22 Giugno 2012]

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L’economia, amico, è una cosa semplice.

Sì, perché mentre uno spread si aggira per l’Europa, colpisce la miriade di commenti e di riflessioni intorno a questioni politiche e sociali. Una sorta di contraerea fai-da-te più o meno avvertita sui temi dell’economia e della finanza internazionale. E locale. Sì, locale, perché hai voglia a farti grande: a quel livello lì – di politica mondiale – conti quel che conti. Sei un borgo di poche case, di poche attrattive, buono per qualche giorno di vacanza o poco più. In provincia di Bilderberg, peraltro. “Sai l’allegria!”.

Il candidato analizzi questa riflessione, la collochi storicamente e tracci un profilo serio del periodo, privo cioè di tutte le informazioni passate attraverso la stampa dell’epoca e delle riflessioni, della retorica che gli intellettuali hanno prodotto.

Parametri di una crisi.

Famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Disoccupazione giovanile raggiunge il tot %.

Il candidato indichi gli errori concettuali contenuti in queste due affermazioni che determinarono la campagna di disinformazione e la conseguente mancata soluzione della crisi economica in Italia nel 2012. E cioè, si soffermi sull’idea di nucleo sociale minimo di ‘persona’ contrapposto a quello di ‘famiglia’. Inoltre, in virtù del confronto col precedente, autoctono, periodo di crisi del ’92 – cosiddetto di Tangentopoli – illustri come fu possibile far sparire una generazione intera di 20/25 enni, per lo più laureandi e neolaureati, dalla società, dalla politica, dal mondo del lavoro, per non farli più comparire – nemmeno come problema mai risolto – venti anni dopo (ormai 40enni, ma ancora ‘utilizzabili’).

NB. Saranno annullate le prove di coloro che nel proprio elaborato allegheranno testi e/o documenti di pesantezza superiore agli 0.5 MegaEgo (MEgo): intasano la soluzione e occultano il vero problema.

Ogni uomo è codice fiscale all’altro.

Con questo concetto intendiamo una semplificazione dell’organizzazione, della fiscalità, del lavoro. Inoltre, lavoratore/Stato fifty/fifty, 50/50. Senza aliquote. Questa la nostra scommessa.

Questo l’incipit di un documento realizzato da un qualsiasi lavoratore italiano all’inizio del Finanzoico. Il candidato spieghi la curiosa assunzione di responsabilità ‘dal basso’ e la relativa acquisizione in termini filosofici e concreti di ‘dignità’ del lavoro. Inoltre, al candidato si chiede se e come è possibile rinvenire in questo testo l’origine di una prima concreta, effettiva e consapevole ‘mobilità sociale’, se è definibile come una deriva positiva di quella che fu definita all’epoca, dai detrattori, antipolitica, se il governo italiano ebbe la forza di opporsi, forte di una presa di posizione così netta della popolazione stessa, all’invasione dell’Esercito Finanziario Internazionale.

Da questo momento avete 9 mesi di tempo per concepire il futuro. E’ vietato l’uso di maniglie ideologiche, è vietata la politica di repertorio, è vietata la fila dietro i ‘grandi vecchi’.

Un consiglio, infine: siate fertili, siate ‘tu’.

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Italo e le regole di minima balneazione (ovvero errori da non commettere per restare a galla) [26 Luglio 2012]

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[Megafono]

Dlin-dlon!

Avviso ai bagnanti e ai naviganti ‘a vista’:

1. ai giovani sotto i 50 anni, non fate la scia dietro i vecchi, i ‘grandi vecchi’ (siano essi persone, partiti, chiese o idee) sperando, magari, in un”accorciatoia’ per il largo. Rispetto sempre, ma stay ‘dignitoso’, stay anche un poco ‘orgoglioso’, cavolo! Un altro mare sarà pure possibile, no?

[Fuori onda] Si capiscono ‘ste parole ‘latine’, sì? Mica perché, è brutta davvero ‘sta fila…

2. ai vostri sindacalisti, ai vostri intellettuali, ai vostri giornalisti, non li esponete al lavoro, alla cultura del lavoro e non li fate nemmeno parlare di lavoro: non metteteli a rischio, non conoscono le cose, non ne sanno nulla!

[Fuori onda] Davvero, Festa Unità Roma, qualche sera fa, Flores D’Arcà, il Padellaro e ‘Spartaco’ Landini (lui meno, perché aveva ragione): si specchiavano nel loro ombelicolo cieco.  Che impressione!

3. Al settore ‘popolari’, attenzione alla vostra ‘sinistra’ vera e alla vostra visione concreta delle cose. Sciami di arroganze borghesi – per lo più acculturate, pedanti e depressive – son state viste rubare e/o occupare la vostra area, spacciandosi come legittime proprietarie perfino del vostro ‘comunismo’ (!) Alcune, addirittura, hanno minacciato gli astanti con una Berlusconi a ripetizione 2012.

[Fuori onda] Per fortuna era ‘a salve’. No, non erano professioniste, venivano da dietro, dalla provingia (!)

La Direzione dello stabilimento Vi ringrazia dell’attenzione e Vi augura buona permanenza.

Dlin-dlon!

Italo sorride. Chissà perché poi. “Perché è vero” – sembra dire – “questa foto populi, nella sua curiosa utilità, in questa customer care un po’ naif, un po’ retrò…”

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Gente a Piazza delle Recriminazioni [11 Settembre 2012]

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Ecco, qui è evidente la folla che via via invade la piazza 2.0. E resto scandalizzato dallo scandalismo e indignato dall’indignazione, certo! La voglia di reagire e di cambiare polarità alle cose sembra voler/dover essere giustificata da un antico moralismo, un ditino arrogante sventolato sotto al naso dell’interlocutore. Perché, non basta più testa, qualità e aver ragione?

Sullo sfondo, curiosamente, vengono lasciate salve la Madonna della Recriminazione – cosicché possa essere pregata all’infinito sui social network – e l’Autoscuola Bersani  (l’insegna in bella vista, lì, sui megafoni), nota ai più per il rilascio di patenti di politica.

Dunque, si può dimenticare in allegria il guasto, la falla, che è l’indotto della politica e il conseguente ‘Unknown’ How organizzativo e lavorativo di un Paese intero, spalancatosi a voler esser ‘buoni’, a voler storicizzare, dal 1992. Da Tangentopoli, insomma.

Sì, perché l’occhio mira il facile quantum (deputati, assessori, consiglieri provinciali per 9, 15, 21 mila al mese?), non quanto quel quantum ‘non’ produce o come o dove ‘non’ investe o chi favorisce ecc. E’ un quadro drammatico di un possibile autunno ‘tiepido’, dove strillano e isterizzano i ‘borghesi’, cerca soluzioni e adattamenti, invece, il cosiddetto ‘popolo’, come sempre. E come sempre, rischia di farsi portar via quella ‘necessità’ caduta lì in terra, distratto da un fiume di narcisisti, porca miseria!

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Alice nel Paese del ‘non si può fare’ [13 Novembre 2012]

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La veste sarà pur leggera, primaverile e irriverente, ma certo l’obiettivo è quello serio di trovare e inventare soluzioni utili, fertili e future. Non per altri, per noi, noi persone che fanno di questo luogo un Paese, potremmo dire con un po’ di retorica. Non si tratta di applicazioni buone una volta per tutte, né di dichiarazioni di ‘autocertificazione’ politica – io son comunista, io sono di destra ecc. Chi ha voglia di certezze didascaliche e di appartenere a qualcosa già ha la sua casa, il suo partito, le sue figure di riferimento.

Qui si vuole, invece, ritrovare la forza e la convinzione nel fare le cose, individuare quelle essenziali e lavorare organizzati (sì, organizzati) per realizzarle. In una parola, si vuole quello che manca. Senza recriminazioni, lamentele e rivendicazioni che – seppur comprensibili (chi non ne ha avanzate?) in una situazione molto difficile come questa – finiscono per sottrarre energia ‘buona’ per ripartire.

Per far ciò, occorre andare oltre la retorica e i luoghi comuni, innanzitutto. Anche duramente. Dunque, cominciamo…

1. Breve storia d’Italia (gli ultimi venti anni).

1992, Tangentopoli. Diagnosticata una malattia decisamente grave della classe politica, con conseguente perdita di molte teste (Craxi, Andreotti, Forlani), si tentò con una cura che si rivelò ben presto fallimentare. Da un lato, il tentativo di rigenerazione delle stesse teste con le seconde linee (Amato, il rimpianto di Andreotti, Casini), dall’altro, la certezza di una facile vittoria politica oramai (PDS aka DS, Ulivo, PD), non permisero l’emergere della generazione in rampa di lancio. Si bloccarono tutte le uscite per le novità e la guarigione. Così, da lì a poco, iniziò la cancrena.

2002, Euro. “Oggi faccio il doppio dei passi per percorrere metà della strada che facevo ieri”. In questa frase, tutto il limite di un invecchiamento indotto. Improvvisamente diminuirono figli, progetti e lavoro. Sulle rovine crebbero rendite.

2011, il Fine Esattore: un Mario necessario? “Il paziente, dopo aver cercato tutte le soluzioni possibili per il lavoro – si è formato regolarmente, ha studiato, ha provato da dipendente, poi da autonomo ecc. – dichiara di non aver consolidato nulla. Inoltre, nota da qualche tempo affaticabilità, insonnia, senso di frustrazione. Rivela, tuttavia, che non è ereditario (padre e madre, senza i suoi titoli, son riusciti a realizzare con molta semplicità il loro progetto di vita). E’ evidentemente affetto da disturbo depressivo”. Ecco, a questo punto, è stato convocato il prete che ha imposto precetti ancor più restrittivi come cura, elettrochoc fiscale e ha portato con sé – non si sa mai – anche l’olio santo.

2. Rivoluzione americana?

Cosa dice la vittoria di Obama:

uno, così si reggono le pressioni;

due, così si investe nel futuro in un momento di estrema crisi.

E tutte e due le azioni nello stesso momento. Questo il significato e questo l’esempio di un Paese intero. Auspicabile, da esportare a qualsiasi livello – individuale, politico, aziendale, certo.

Immaginiamo la scena: siamo in mare aperto e nel mezzo di una tempesta economica e finanziaria eccezionale. C’è un uomo al timone (Obama) che – nonostante alcuni rallentamenti, alcune interruzioni e cambi di direzione – è lì che dice “continuo io”. L’equipaggio (l’americano) non impazzisce, non perde la testa, non lo contesta. Anzi, lo lascia fare, gli dà fiducia ancora una volta. Gli riconosce un atteggiamento giusto nell’affrontare il periodo. Come dire, “ci sembra giusto questo modo di interpretare le cose e buono lo spirito per arrivare a destinazione, anche se ora la terraferma pare ancora lontana”.

L’America sembra aver agito secondo lo stesso spirito che portò la giuria del Nobel ad assegnargli il riconoscimento per la Pace nel 2009, cioè incoraggiando un impegno, più che premiare una carriera.

Un’assoluta, inedita rivoluzione sarebbe qui, altro che esempio.

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Cinema Italia. Film in programmazione sala A e B [21 Novembre 2012]

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Un posto al sole (1951) di George Stevens. Con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters.

Dopo lo scandalo e lo scandalismo della Regione Lazio, la pornografia etica e fiscale di giornali e moralisti, l’inseguimento sulle strade della California e della Ciociaria dei vari Fiorito e Maruccio e dopo esserci in parte sfogati in quel Piazzale Loreto che ci riserviamo sempre, cosa accade nelle stanze di una Regione, che fanno, che pensano consiglieri, assessori, adepti? No, perché potrebbe iniziare un curioso ‘calciomercato’ tra partito e partito, tra lista e lista, cambi di partner in corso di danza, ristrutturazioni e riverniciature d’interni.

Consiglio: fate la conta dei personaggi, guardatene i movimenti, notate dove son partiti e dove vorranno arrivare.

Incompreso (1966) di Luigi Comencini. Con Anthony Quayle.

No, non è nostalgia, non è il solito revival dei Cinquanta. Ma lavorando su alcuni documenti d’archivio proprio di quegli anni, si notava come da piccoli e piccolissimi centri partivano lettere di privati cittadini indirizzati direttamente al vice Presidente del Consiglio Giulio Andreotti o al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi per chiedere loro la soluzione di problemi piccoli, grandi, quotidiani. E questi, spesso rispondevano e risolvevano (!) Così, semplicemente. Si chiama volontà politica di ripresa, visione e progetto. Una sorta di democrazia diretta che adesso viene abbattuta appena si alza in volo anche e soprattutto dall’assessore all’essenza di armadio di una provincia qualsiasi.

Esempio: presentate un progetto già rodato, che comprenda un piano delle spese ragionevole, che sia utile in termini di sviluppo e valorizzazione dei luoghi e che consenta a giovani di fare esperienza lavorando. Sicuramente l’assessore all’essenza di tarlo (dell’armadio) non lo capirà affatto. Ma esageriamo e diamogli una chance: nella migliore delle ipotesi, uno, si inventerà lì per lì norme e procedure burocratiche inesistenti per dirti che è impossibile farlo; due, ti scruterà per tutto il tempo cercando di capire quanto è ‘grande’ il tuo padrino; tre, non ti riceverà proprio (!)

Ne deduci, alla fine, che la devolution ha creato tanti piccoli potentati di stampo medievale che continuano a fare di questo il Paese del ‘non si può fare’.

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Dal tramonto all’alba. Rapido, breve, laico [28 Dicembre 2012]

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Oggi, ultimi giorni del 2012, senza farla troppo lunga – perché se la vita è semplice (e breve), figuriamoci la politica – solo tre (3) aspetti critici e tre (3) possibili punti di partenza tra le tre (3) valanghe di parole:

1. di una società civile che si sveglia oggi all’impegno e se ne fa stola e app, al contempo;

2. di cosiddetti programmi che son, per lo più, desiderata che potrebbero viaggiar di quinta elementare in quinta elementare (prego, leggersi i punti programmatici dei candidati alle primarie del PD di qualche tempo fa);

3. di candidati e di stampa che ti dicono quale problema avere (!) – in verità, tu tieni così tanto ai tuoi, che ne hai anche la soluzione, pensa…

Dunque:

4. La crisi è anche crisi della delega politica: perché votare ancora chi si è sottratto alle proprie responsabilità più di un anno fa (partiti tradizionali, maggioranze e opposizioni)?

5. Limiti e pericoli italiani: ritenere di rifondare la politica solo su base morale (bello slancio ‘romantico’, ma… sicuri che vogliamo tutta questa ‘polizia’ intorno?), l’Italia come Paese del ‘non si può fare’ (a cominciare dal lavoro) e l’istinto di ‘cercar padrone’, ahimé…

6. Mancanza di coscienza e di classe (che diamine!): borghesi che si autocertificano marxisti, gente che ripete ogni istante ‘io son comunista!’ (te ne puoi convincere da solo, per cortesia?), ex presidenti che non si guardano allo specchio del loro museo delle cere nemmeno un po’…

Ecco, e da qui:

7. Lavoro, la grande questione. Cambiare polarità ad un Paese aperto, ad esempio, solo 10 mesi l’anno. E aperto male. Dove vale la media di Trilussa: c’è chi ne lavora 20 di mesi l’anno e chi ne lavora 0 (zero) (!). Ah, ovviamente non si vogliono alibi sindacali o generazionali: anche perché il sindacato com’è ora rappresenta al massimo se stesso e a 40 anni non sei solo precario, non hai solo diritto al lavoro, ma devi aver imparato a lavorare, in un modo o nell’altro.

8. Cultura, come leva primaria per lo sviluppo? Sì, se la sai far lavorare. Siamo sempre lì. Non museo, non difesa, non Croce. Ma rapidità e concretezza, occupazione e occupazione giovanile,  collaborazione immediata con altri settori già cruciali nella società. Anche qui: l’allattamento dello Stato non può essere eterno e non si vuole. Ma l’investimento dev’essere forte allora su quelli che saranno attori e pubblico, cioè gli studenti e dunque la scuola. Centrale.

9. Evasione fiscale, un falso problema. Il problema è l’evasione dal lavoro, per quanto detto al punto 7 e in parte 8. E poi, non occorre inseguirla, basta non farla nascere.

Ecco, l’innovazione, la modernità, un nuovo giorno non è nel superamento di un digital divide, che pure esiste. E nemmeno nello scavalcamento di un cultural divide, che piano piano si otterrebbe.

Ma per partire subito, pronti-via, l’approccio è tutto. Lo sa chi sa lavorare.

Sempre, di lavoro, possa interessare qualcosa a qualcuno in questo momento.

Ecco, qui, mi sento di dire: sì.

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Soundtrack!

Dinah Washington, That Sunday, That Summer

Maria Toledo, Menina Flor

Natalino Otto, Fidanzatina

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