IM, the blog! / Animali da tifo e da revisione. Un brutto vizio italiano

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Abbiamo un problema: siamo animali da tifo (e da revisione, quindi). Ci esce il lacrimone all’elezione dei presidenti delle Camere. Un attimo dopo, insolenti, sbattiamo in faccia questo ‘nostro’ (?) successo al nemico di sempre: il mondo, l’avversario politico o chiunque sia a tiro. Non sappiamo vincere. Il tempo intanto passa e i problemi se ne nutrono (del tempo che passa). E’ ovvio che ci siano brave e rispettabili persone come rappresentanti istituzionali. Ecco, sì, teniamolo a mente, ma non occorrono festeggiamenti e caroselli lunghi chilometri e settimane. E, se vogliamo esser precisi, non ha vinto Bersani, ‘tecnicamente’ proprio non ha vinto Bersani – è come dire che la macchina che ti compra tuo padre a 18 anni e che poi ti intesta, sia la tua (!) Ha solo provato a tirar fuori il meglio di sé, come è giusto che sia, incalzato forse dal pressing disordinato dei cinque stelle, certamente – siamo sicuri – da quello della storia, oltre che risvegliato da una mattutina, fresca spruzzata di senso della realtà e di dignità, finalmente. Questo sì, un fatto positivo, ma non importa già più, dobbiamo andare.

Ecco, per di qui, correndo  per la difficile digeribilità di molti dei nomi fatti per l’altra e più alta carica istituzionale – Amato, ad esempio, fu il primo Presidente del Consiglio ‘a tradimento diretto e dichiarato’ del popolo italiano nel ’92; di D’Alema e Prodi, invece, non si parli, per carità, ché la vita altro non è che una lunga fuga dalla depressione, in fondo… Ecco, si diceva, vista la difficile digeribilità di alcuni, occorre cambiare passo, dire ‘no’ senza tanti indugi, seguire l’esempio di cardinali, deputati e senatori – se è piaciuto, se ha convinto – e dire anche noi Rodotà o Bonino, ad esempio, e ribattere ancora una volta sul tempo, da non perdere, anzi, da riprendersi indietro (e vent’anni più interessi non sono pochi).

A questo punto, svoltato oltre il palazzo, come arrivare a risolvere la centrale questione del riavvio di un Paese intero, come risollecitare quell’istinto (sopito) di dopoguerra del quale, qui, in altre circostanze dicemmo? Chiaro: attraverso una legge elettorale immediata e agile, di poche settimane di gestazione (non serve una scienza) e che sia in grado di far sì che ci si strutturi in un Paese in grado di agire subito. Tutto qua, per ora, per ora potrebbe bastare anche solo questo, ché dopo arriva il difficile (e il bello).

Invece, anche per la prossima collezione primavera-estate si prospetta e si teme ancora in auge e nell’aria il narcisista imbufalito col suo tempo (che non gli tiene abbastanza fermo lo specchio, pare), forte soprattutto sui social network, e l’intellettuale immaturo, genere che invece si conferma leader sulla stampa ufficiale, ostentando un po’ cafone (ma è imberbe, appunto, si farà…) i nuovi app di lavoro e di politica scaricati giusto ora. Non so se avete presente, la specie è quella del giovane leone che trovi a pontificare in quanto giovane e leone, come il ‘Bevilacqua Vinicio’ di Luttazzi [1], ma in più con l’aggravante di intellettuale. Dunque, lo trovi mondanamente – poverino, per quanto può fare… –  a ‘dire’ con nonscialànz delle sue avanguardie rosso-vintage e delle sue nostalgie di Marx, come fosse il maggior esperto di un dipinto del quale ha mandato a memoria il nome dell’autore, la tecnica ad olio e la collezione dalla quale proviene. E’ un navigatore che orienta continuamente se stesso, visto che altro…

Ecco, fermi, fissi al metodo come il ‘palo della banda dell’ Ortica’ [2], lasciali lì e vai oltre, perché adesso è facile. Ti ritrovi in una piazza tuttabelrespìro che non è da descrivere, ma si apre come una legge rivelata: si fa prima a fare, che a pensare. E’ un Gigi Riva che in volo, a un metro d’altezza, lancia corpo e testa verso l’obiettivo, la rete, il goal già nel novembre ’69 contro un’ormai trascorsa Germania Est [3]. Un gesto omerico (e più) che si compie in una frazione di secondo, ma presuppone un mondo. Fatto e da fare. Un mondo fatto di ‘chi eravamo’, tra infanzie e percorsi tortuosi, drammatici a volte, di ‘chi saremmo voluti diventare’ (ma solo per non pensarci più) e di chi – senza perder tempo ulteriore, forza! – vogliamo e possiamo essere ancora.  E se una squadra dobbiamo ‘tenere’ mi piacerebbe non piena di parole e di specchi per specchiarsi o rimpiangersi, ma laica, veloce e così adulta che possa permettersi l’ironia e possa lanciarsi in un tuffo improvviso, anche eccentrico, fuori dalla fisica. Ma per un obiettivo concreto – bastano due tocchi, in fondo: legge elettorale-lavoro – adesso, nei minuti finali. ‘Vorrei vincerla questa partita’.


[1] Lelio Luttazzi, Legata ad uno scoglio

[2] Enzo Jannacci, Faceva il palo

[3] Italia-Germania Est, Napoli 1969

One comment

  1. l’annoso problema dell’allenatore, già…uno pensa troppo all’apparenza, l’altro poco alla sostanza…uno usa il catenaccio pecoreccio, l’altro tutta tattica e tacchetti fermi, immobili…
    è tutto fuori sincrono, era tutto perfettamente calcolato, tranne le brioches…
    il giaguaro era in verità un gattopardo, e lo smacchiatore un grigio contabile cui la strada dall’intelletto all’intuizione fu bloccata dalla dogmatica presessantottina, così la nuova parola d’ordine è “rinverdire la rosa”, ma hai voglia a dargli acqua ramata…
    però le facce nuove, potrebbero bastare nel mondo di matrix…
    questo è l’anno della rivoluzione “fiction” (che gravida, sta per dare alla luce la rivoluzione inattivista), dell’illusione di cambiamento, del “te la faccio vedere mentre ti sfilo il portafogli”, la rivoluzione di sanremo, del vaticano, è la fine (dell’innocenza) della sinistra (altro che ’89) e non appena l’avrà capito, pure del pd che su assist del pdl si getterà come un proiettile “corpo e testa” verso l’1 a 0, tanto sofferto, ma contro di noi.
    a proposito di strane rivoluzioni voglio ricordare il fallimento di Zeman, le dimissioni di monti (col ghigno in viso, poi inviso) che anticiparono quelle di ratzinger, che anticiparono quelle mancate (o rimandate) di bersani… a me è dispiaciuto solo per Zeman…
    per concludere credo che alla fine resteranno solo 2 fazioni: i divanados e gli idivanados (e in mezzo, come uno strato di buon cioccolato, degli “anacronistici” giovani che ancora insistono a volere cambiare il mondo) che guarderanno soddisfatti anche questa (contro)Rivoluzione…colpa del misticismo cattolico…

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