IM, the blog! / Una corretta impopolarità: quel fastidioso narcisismo politico

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Dai, siamo un po’ impopolari: a parte il concorso un soldo-due palle (ormai) contro Grillo e la pochezza dei suoi – a Luna Park peraltro spento (un lume giusto ad uso stampa e social network) – e a parte l’io mi indigno! nazionale e ventennale rispetto alla gita a Roma a ‘pane e frittata’ offerta da Silvio al pubblico votante… a parte tutto, insomma, sicuri della qualità degli altri, dei Sel di Vendola, ad esempio? Parlo di zone e territori che conosco, ovviamente. No, non mi serve l’imbeccata televisiva e ‘saputella’ di Travaglio per portare a dimostrazione che uno è scarso. Dal produttore al consumatore, così, in un attimo.

Si è aperta la caccia alla dubbia moralità dell’avversario politico attraverso spari di rara potenza ‘francescana’: avrei diritto a 18mila euro al mese, ne prenderò 9 (!) Benissimo, ma siamo sempre lì: cosa ne facciamo dei 9mila risparmiati? Non interessa, non può interessare, ora, con la crisi che tira, l’autocertificazione di correttezza, ma deve invece interessare quello che un politico fa. Ne continui a prendere 18mila – non è questione d’invidia, siamo abbastanza evoluti per – ma lavori diversamente da come finora è stato fatto, e cioè risolvendo problemi immediati, riassettando una stanza per il futuro di un Paese depresso psicologicamente, oltre che economicamente. Già, ma ci vuole qualità e con ciò s’intenda che occorre che si sappia cosa si va a fare. Sul lavoro, per fare un esempio, occorre aver lavorato e aver una visione minimamente prospettica e agile, non può bastare solo un Marx mandato a mente, un call center o una fabrichètta di profilati in alluminio targata VA ed ereditata dal nonno. Queste cose devono suonare insieme, come in un’orchestra.

E proprio qui che ci si deve concentrare, non certo su chi è più asceta. E’ offensivo per l’intelligenza di chi l’asceta – nel senso della condotta di vita umile e modesta – è costretto a farlo.

Il voto ipocritamente ideologico, al quale ci costringe a più non posso questo scandalo di legge elettorale, è un privilegio di chi se lo può permettere ormai. Cioè, non noi in questo momento.

E può creare mostri improvvisi e sotterranei che ti ritrovi sul cammino mentre vai nei quartieri buoni dei palazzi istituzionali (!) Per cui già puoi immaginare – si fa tanto per dire – un assessore che per un piatto di voti è capace di lasciare a metà un progetto (leggi persone che ci lavorano); un altro che, se ti trova senza tessera, la sua – neanche fosse un passaporto – non ti concede nemmeno di varcar il confine di una pur minima attenzione (tu, magari, esperto del settore di ventennale corso, lui assessore da un paio d’anni); quindi, un terzo ancora, che fa già di un potere minimo, minimissimo, un’arma contundente e volgare e arrogante, come un manganellatore di antica – e ‘dichiarata’ opposta – stirpe (immagino in alcune province, in alcuni borghi, laddove vige il silenzio della notizia, cosa possa accadere…).

Ecco, non pensiate che ciò non possa avvenire anche nell’ultimo avamposto della sinistra, quella intelligente e con le finestre sul mondo. Cioè, la scarsezza non è detto risieda, come oggi va di moda pensare e scrivere, solo in Grillo e Berlusconi, se è vero che durante le primarie di sinistra c’è stato uno – stimato ‘bravo’ – come Vendola che ha giocato ‘democristianamente’ a perdere, anzi a sgambettare un giovane sindaco di Firenze per favorire il mainstream.

Ora, con questo non si vuol dire che l’ideologia è morta e che la destra e la sinistra non esistono più, no, non si arriva a questa facile e inutile soluzione. Ma in periodi di crisi, e ancor più stringenti periodi di necessario rilancio, occorre rifare le mappe. E per ora non trovo niente di meglio che descrivere questo territorio individuando due grosse aree: una ‘fertile’ e utile, l’altra popolata di ‘narcisisti’ politici.

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