IM, the blog! / L’Italia ha 21 anni e pensa di laurearsi

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[Come un dialogo con la cultura italiana contemporanea.]

Lo zainetto delle prospettive è lo stesso di quando andavi a scuola. Il passo meno vivace forse, però più sicuro. Anzi, ora – dopo questo pranzo lungo qualche anno fatto di belle letture e di amici autori e pensatori – direi anche un po’ sfrontato, presuntuoso, a volte un po’ arrogante. Sì, certo, che c’entra, la tenerezza, quella punta di ingenuità, lo ‘sbaglio’ – chi te lo ha mai negato? – e quella divertente assenza di ‘senso della misura’ che distingue l’infante dall’adulto, te li riconosco ancora. E mi fa sorridere, davvero. Ma ora, in questo momento, per il presente e per l’immediato futuro, un po’ mi lascia perplesso, mi comincia a preoccupare. Anzi, mi spaventa talvolta questo tuo, questo tuo…

Quando, mi chiedi? Quando parli di lavoro, ad esempio. Assumi questa postura da intellettuale… borbonico o 70’s. Sì, insomma, seriosa, pedante. Alla fine sempre questo atteggiamento ‘saputello’ e peninsulare – e non dire che non è così. Tu parli di lavoro, anche tanto, ma non sai cosa sia. Ti manca l’esperienza (ovvero l’umiltà di capire). Capire che l’esperienza ti dà la rapidità nel fare, che ‘si fa prima a fare e poi a pensare’. La tua è un’idea libresca di lavoro, invece: pubblico impiego, fabbrica o anche lavoro intellettuale ultimamente. Orari, straordinari, TFR, no? Il resto è furto o poco ci manca. Ma è una storia che, detta così, è finita negli anni in cui nascevi. E non dico, bene o male. E’ che non è più così. E’ cambiato il gioco. Andresti in bicicletta per una regata, dimmi? E soprattutto, non occorre produrre mesi e anni e decenni di parole, basta.

Oppure quando parli di storia, quando non ti rendi conto che sei troppo giovane di democrazia e sottovaluti invece chi è più avanti di te, gli Stati Uniti tanto criticati, ad esempio. Loro ci son nati così più di duecento anni fa, tu lo sei nemmeno da settanta. Certo, non è tutto oro quel che luce, ci mancherebbe, lo sappiamo. Mi viene in mente, però, che dev’essere un vizio di famiglia, dei nostri avi, un difetto genetico se le occasioni e il tempo lo sprechiamo e siamo costretti a rincorrere dopo molto, molto tempo: la Costituzione della Repubblica Romana, ad esempio, che ha ripreso forma, in altro modo, certo, dopo un secolo esatto.

Comunque, anche quando ti sento parlare del tuo, di cultura, ad esempio: ecco, il giorno in cui non ti rifugerai più dietro qualche grande padre nobile e indiscutibile, quando capirai che è veloce e pratica la cultura, dev’essere veloce e pratica come il tempo in cui vive e quando starà in piedi (o almeno avrà coscienza) che occorre star in piedi sulle proprie gambe, da soli, potrai dire di aver capito qualcosa, di essere sulla strada giusta. Certo, sei giovane e si può capire che alcune cose non ti interessino. Ma giocare al giovane per sempre – perché di questo si tratta – ora che pretendi di avere il mondo in mano solo perché ti stai laureando…

Io ti aspetto qui, a quarantacinque anni. Come un padre.

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