IM, the blog! / Diciotto oscenità, per esempio

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Brano di marzo-aprile 2011, uscito per la rivista online E-zine.it, ma sembra passato un secolo (o niente).

Si fa per uscire, si fa. In una giornata, ad esempio. Una come un’altra, sempre ad esempio. Italiana, più o meno. Fai mente locale e ti segni, per non dimenticare. Meglio, se per facilità di organizzazione, dividi in capitoli. Così:

Posta. Pagare bollette.

Sì, oggi tocca all’acqua. Per il telefono ho ancora dieci giorni. Il gas chissà se è già in viaggio. Un rapido calcolo, immaginando di entrare nell’ufficio postale e lampeggiando, il numeratore, a 136. Il biglietto che hai preso all’ingresso recita, invece, un futuro 221. Ecco, un rapido calcolo, tarato anche sulla concentrazione e la velocità dell’uomo allo sportello – prossima allo zero, in verità, poverino, ma non diteglielo! E capisci che nel frattempo potresti ‘rileggerti’ tutta Italia Germania quattro a tre. Poi, moltiplichi il tutto ancora per tre. Cioè, le volte che nei giorni seguenti dovresti ripetere la stessa azione. [Prima oscenità.]

Dunque, intelligentemente, aspetti altre bollette e altre scadenze per muoverti una volta sola. “Non puoi rivederti all’infinito quella partita, non è vero?”. Nel frattempo, però, una – la prima bolletta – scivola via dalla scadenza di circa quindici giorni. Dici: “Beh, poco male, rispetto a un servizio e a un contratto in vita da decenni!”. Invece, passano pochi giorni e ti viene a cercare a casa una raccomandata (uno dei pochi casi in cui qualcuno si ricorda di te e del tuo indirizzo. Anche questo significa voler bene…). Trattasi di missiva offensiva e greve del settore recupero crediti dell’azienda di acqua, luce, telefono o chi per loro, che ti dà dell’‘uomo da niente’, perché quei 31 euro, che fai, non glieli paghi subito? Al che, immagini la perfezione di questa organizzazione che ti individua al volo, riconoscendo il tuo odore evidentemente, e ti spara addosso una squadra di inquisitori e gangster che nemmeno nel Medioevo o nella Chicago dei Roaring Twenties… E tu, che un po’ di orecchio ce l’hai a livello organizzativo, pensi: “Però, un ufficio legale così efficiente costerà, non dico tanto, un 400-500mila euro l’anno, ovvero circa dieci volte di quanto costerebbe un bel portale per effettuare un comodo pagamento on line”. [Seconda oscenità.]

“Guarda bene, ce l’abbiamo, anche quello!”. Giusto, che distratto! Peccato che ‘sto sito si esprima come un teorico del Surrealismo adattato a un’erogazione di servizi (magari lo fa per campare, magari… i tempi, del resto, son quelli che sono): “Momentaneamente i nostri server non consentono l’operazione richiesta. Error qualcosa”. Sì, il momentaneamente è inciso su pietra, però. Lo ritrovi lì, come una lapide, ogni volta che torni nei giorni seguenti. Come in un cimitero. [Terza oscenità.]

Allora, una volta circondato dall’impossibilità, vuoi esagerare. Vai in banca – perderai, sì, un’oretta, ma vuoi mettere il guadagno successivo di tempo? Chiedi la domiciliazione. Vero, in un colpo solo risolverai tutto e per sempre! Ti occorre il codice cliente, però, che:

1. non è immediatamente rintracciabile, come dovrebbe, sulla bolletta. Quindi torni a casa per risalire a questa benedetta stringa alfanumerica, rovistando negli archivi dal ’96 in poi. E così incontri la tua infanzia, ti verranno incontro foto di te che sorridi e gli amici perduti e le cene d’estate. Beh, non so se è quello che ti serviva, ma questa settimana di ricerca affannosa (precisamente, 14 ore/uomo distribuite in 6 giorni) un po’ di buono l’ha portato. Quell’intima commozione e quella lacrima vera che ti accarezza la guancia, chi avrebbe potuto dartela, se non un guasto?  [Quarta oscenità.]

2. è rintracciabile! Ma un errore di digitazione dell’impiegata della banca ti fa ricominciare il meraviglioso giro degli uffici postali mese dopo mese. E allora, giustamente, tu torni da lei e le chiedi ‘perché’, lei ti risponde ben salda e strutturata che ci vuol del tempo e tu, infine, replichi con un: “Ah…”. [Quinta oscenità e si riparte dal via…]

Prenotare ecografia.

Aspettiamo un figlio, sì. Siamo contenti, sì. Partecipo anche molto come padre. Parlo al plurale, sì… La visita che abbiamo fatto al terzo mese ‘dice’ che è tutto a posto. Il ginecologo ci ha detto di prenotare un’ecografia per il quarto. E’ semplice, lo puoi fare telefonicamente al CUP regionale. E puoi sceglierti anche l’ospedale dove farla. Benissimo, finalmente qualcosa di agile in questa vita! Lo faccio subito, dunque. “Il suo tempo di attesa è di un minuto e 15 secondi”. Beh, questa è civiltà, non c’è che dire. E allora, eccolo, l’operatore! Pochi minuti di biografia e di codici da dettare dalla ricetta che hai in mano e siamo pronti. “La prima disponibilità l’abbiamo per il 12 gennaio 2012” [brano del marzo 2011, ndr]. Accipicchia, precisi però… peccato che quest’ecografia vada a coincidere con la data di battesimo che probabilmente avremmo scelto. Ci saltano chiesa e padrini, così. [Sesta oscenità.]

“Altre possibilità?”. “Intra Moenia, oggi pomeriggio, alle 3. E il costo è…”. Ecco, al di là del costo, possibile non si trovi il tempo giusto, e cioè quando occorre? Non ora, non a gennaio prossimo, ma fra tre, quattro settimane. Così, con l’operatore si comincia una lunga trattativa come fossimo al mercatino degli abiti usati e dovessimo tirare sul prezzo di un’introvabile cappotto di tweed (vero, non si trovano più, ma questa sarebbe un’oscenità opzionale, non la mettiamo nel novero. Ma ci mettiamo la tempistica, però). [Settima oscenità.]

Mentre l’operatore cerca di accontentarti e compie in silenzio le sue ricerche, ti torna in mente anche qualche caso sul quale non ci sarebbe da ridere. Di controlli cardiaci dichiarati urgenti per sospetti infarti fissati a 4 mesi. E, pur superato quest’ostacolo con l’astuto, astutissimo stratagemma della visita privata a pagamento, da lì, a cascata, una serie di cose. Ad esempio, una dimissione ‘creativa’ in seguito all’operazione ormai non più rinviabile di alcuni by-pass coronarici. Tre giorni dopo, con paziente deperito e non ancora in piedi, per i medici “il cuore è a posto e i valori sono in equilibrio”. Sì, ma il paziente, nel suo insieme, non lo è!  Va bene, per quello psicologico, di equilibrio, ci pensiamo noi. Ma almeno la carrozzeria… [Ottava oscenità.]

A questo punto, l’operatore ti richiama alla realtà e ti consiglia di riprovare nei giorni seguenti. “Spesso qualcuno rinuncia…”. Bene! Così mi trovo un’altra attività, sperando di non essere accusato dal mondo di fare doppi o tripli lavori: un’ora al mattino e una al primo pomeriggio per le prossime due settimane per prenotare un’ecografia. [Nona oscenità e si è nuovamente al punto di partenza…].

Lavoro. (Questa non fa parte della lista, ma, forse, dell’escalation, è la voce più acuta).

A 20-25 anni, specialmente se fai l’università, sei padrone del mondo. O, quantomeno, hai capito tutto. Anche senza sporcarti le mani. Non preoccuparti, ci pensa la vita a… A 25-30, infatti, cerchi un impiego. Soprattutto in questa fase iniziale lo cerchi adeguato alle tue competenze, ci mancherebbe. Poi, cominci a contare gli anni e i capelli bianchi che via via sottolineano che dal molo della gioventù sei bello che salpato (già, potresti stare all’altezza della boa del non ritorno, quella dei 32-33). Allora, lo sguardo ti si fa più prospettico naturalmente. Ed eccola l’occasione! Un bel pacchetto assicurativo da vendere. “Le assicurazioni sono la massima espressione della civiltà moderna. Poi lei, se non sbaglio, ha studiato lettere, quindi con la parola ci sa fare”.  [Decima oscenità.]

Mentre ti domandi quale struttura logica abbia quella frase, pensi anche – con quella punta d’orgoglio che, sicuro, prima o poi ti ucciderà – “Certo che ci so fare! Le creo e le aggiusto!”. Ecco, stop! Qui è colpa tua se perdi del tempo. Sì, perché l’assicuratore avrebbe tutto l’interesse che tu molto velocemente diventassi ricco, che scoppiassi di provvigioni. Significherebbe che lui ha guadagnato almeno il triplo di te. Invece no, come investito di un ruolo che nemmeno Carlo Magno, ti muovi tra le vecchie zie di tua madre in paese, cugini a portata di mano e vecchi compagni di scuola. Dopo circa un anno e mezzo di questa triste storia e dopo dieci altrettanto tristi polizze, è matematico, scatta l’interrogativo esistenziale, sul dirupo della depressione: “Ma che ci sto a fare io qua?”.  Ti salvi solo perché, guardandoti intorno, ne vedi, sul dirupo, almeno centomila come te. E centomila solo perché il tuo sguardo non va oltre. Quindi, d’un tratto, la folgorazione: “Ma qui nessuno fa il mestiere suo!”. Bravo, ci sei arrivato! In questo bellissimo parco zoologico cominci a mettere a fuoco giornalisti che non sanno scrivere, ma son molto determinati (sì, son agonisti. Peccato solo che la cronaca rosa non sia disciplina olimpica), giovani docenti universitari, caratteriali e inadeguati ai rapporti umani (e ai rapporti con la cultura, in vero), ma che hanno un nome che, diciamo così, ‘suona’ e ritorna (questi li riconosci perché hanno un’arroganza sociale così evidente, così naturale nel portamento, da non crederci…) e così via. [Undicesima oscenità.]

Sì, ma tutto questo si sa. Tu, per conto tuo, sai che hai perso certamente un anno e mezzo, se ti è andata bene, al quale devi aggiungere – comincia ad insinuarsi il dubbio più profondo –  tutti quelli della formazione. [Dodicesima oscenità.]
A volerlo astrarre il discorso – perché sei proattivo davvero – immagina l’aspetto positivo. Trovi un impiego strutturato, serio, da investirci almeno parzialmente la tua esistenza, insomma. Pensi pure che, tra un milione, quella piccola azienda in espansione (l’idea è buona, l’ambito di azione ancora inesplorato), può a breve integrarti definitivamente e con prospettive sempre a crescere. Come ruolo, come stipendio, come tutto. Certo, all’inizio devi stringere un po’ i denti, ma il futuro sarà, se non radioso, che ‘poco ci manca’. Ma ti basta conoscere il giovane proprietario, un 27enne figlio di imprenditore, con un nodo alla cravatta grande quanto un pugno di Tyson, scarpe quadre, vestito color riflesso B52 e che recita la parte di De Niro (e qui, la tredicesima oscenità, ci sta tutta), per capire che prima o poi si va a sbattere. Sicuro. Anche lui, De Niro, ma poco importa, qui non conta mica il mal comune… Tuttavia, per non lasciar nulla di intentato nella tua coscienza, resti su quel vascello esposto a tempeste, pirati e contratti sempre diversi di ora in ora, per almeno 5/6 anni. Finché, lo schianto, inevitabile. Che – e questo è un miracolo! – leggi come una liberazione e un primo passo per la rinascita.
[Quattordicesima oscenità.]
Capita la lezione e capito che tutti possono inventarsi qualcosa, se ci metti quel valore aggiunto che sei tu, ormai consapevole della tua qualità, provi ad invertire il giro. Sei tu che proponi, che intraprendi, perché i tempi te lo ‘consentono’. Ma mica è vero! Dal pelo dell’acqua vedi minacciose pinne farti il girotondo intorno. No, non allarmarti, nulla di ascrivibile alla natura umana che – si sa, lo sai – è bestiale e lupesca contro l’altro uomo. La cosa la dai per scontata, insomma. Qui, invece, son gli stessi che ti hanno invitato ad entrare nel fantasmagorico ‘mondo dello sviluppo’, guardali bene. E’ tutto legale, in ordine, legittimo. Ed è contro di te! Contro ogni tua intenzione, idea, libertà minima. [Quindicesima oscenità.]
Poi, quando vedi sfrecciarti a fianco e superarti, ridanciani e volgari su auto di dubbio gusto (sì, certo, sedicesima oscenità), i sottopancia di politici periferici, ma in auge (son la cavalleria leggera del disastro…), capisci, una volta per tutte, che la trappola è perfetta e altri 5/6 anni del libro della tua vita son andati al macero. [Diciassettesima oscenità.]

Ora, potresti continuare a sviscerare l’universomondo, partire da un’ennesima analisi per provare a rilanciare. Con forza. Ma hai raggiunto anche quell’età – 40-45? – che, appunto, la forza ti comincia a congedare. La cosa straordinaria è che ti ritrovi, come in un sogno o in un film, tutto ‘all’indietro’, giovanissimo, come se nulla fosse accaduto, tabula rasa (al suolo), nudo come un bambino in attesa del borotalco. Unico particolare che non ti sorprende e che ti è rimasto attaccato addosso è un certo istinto organizzativo (quello per cui hai fatto una lista di cose all’inizio e hai catalogato una serie di oscenità). Sì, certo, anche un fondo di amara ironia.

Allora – ti chiedi – invece di farmi perdere tutto questo tempo, ‘sta vita italiana, non poteva dirmi da subito che ogni uomo è codice fiscale all’altro uomo e che è ‘nero’ alla vita e contratto allo Stato? Beh, in questa riflessione potrebbe esserci anche la soluzione. Ma i problemi mica son fatti per essere risolti? Scherzi, la politica ce lo insegna da sempre di lasciarsi del lavoro da fare.

Sì, diciottesima oscenità. E si faceva per uscire, si faceva. Ma, no, a questo punto, è troppo tardi, son troppo vecchio. Non esco più.

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