IM, the blog! / Nuovo Glossario Aggiornato Lavoro 2013: evasione (dal lavoro)

EVASIONE (DAL LAVORO).

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L’Italia e i suoi falsi problemi, l’Italia e quel modo tutto suo di guardare altrove, l’Italia come Paese del ‘non si può fare’ e così via. Tutto vero, anche se è facile trovarsi d’accordo sui limiti e i difetti, altra cosa sono le strade da seguire per arrivare a una soluzione.

In effetti, tutti possiamo dichiararci contro l’evasione, ad esempio. E in maniera piuttosto dura.

1. C’è stata un’evasione mostruosa da parte di una classe dirigente politica che ha evitato ogni discorso riguardo al lavoro per oltre vent’anni, portandoci ad uno stato di paralisi, di improduttività forzosa che è il vero, tutto nostro, deragliamento attuale. Un deragliamento da fermo, un brevetto praticamente. E’ stato deficitario Berlusconi fin dall’origine: visto da un lato, non ha portato all’assunzione di un milione di lavoratori; visto dall’altro, non sembra proprio che abbiano respirato e avuto possibilità di consolidamento e crescita le piccole e medie imprese. E questo, solo questo – problema serio nell’immedito e in prospettiva – almeno (almeno) nel 2001 doveva bastare per condurre all’uscita della ribalta politica l”allenatore’ del Milan. Poteva bastare se il partito dei lavoratori, o quel che ne restava – diciamo tutta l’area più attenta, per tradizione, alle mille sfumature del lavoro – non avesse tentato curiose mosse, pensandosi come imprenditoria e finanza eticamente corretta e buona perfino. Tanto da fuggire proprio i nomi  di ‘imprenditoria’ e ‘finanza’, ché non stava bene. E’ nato così un avventurismo dal volto umano, dove uno comandava, tutti dividevano il rischio (perché tutte le colpe a Treu, se il processo già era in atto?). Nasceva così l”equilibrismo imprenditoriale’ di sinistra, difficile da giustificare, tanto che ad ogni schiaffo di ‘finanza creativa’ da destra, se ne veniva giù in un attimo con tutta la teoria. Poi, quel che è ora, tra Fornero e Letta, non è storia, ma costume.

2. E a proposito di costume e di uno sguardo sulla società contemporanea, è davvero inaccettabile l’evasione all’interno di un ‘mondo della produzione’ (lo diciamo così, per semplicità) concepito così come è concepito: da un lato, si tramanda il lavoro dei padri [1], organizzato da qui all’infinito, senza controllo, con molte garanzie, con alcuni paracadute non male (casse integrazioni, TFR ecc.), ma dove spesso manca il cosa, l’obiettivo, il fine. Che uno potrebbe dire: siamo organizzati così, ci teniamo/ci tengono impegnati alcune ore al giorno, per giustificare il fatto che poi ci pagheranno (e questa è già un’evasione dall’idea di lavoro stessa).

E questo, peraltro, si ‘armonizza’ nient’affatto come dovrebbe, anzi va a sbattere con tutto un altro universo di lavoratori che un tempo potevano considerarsi autonomi e che oggi, oltre a non aver diritto a nessuno dei paracadute  suddetti (e ci mancherebbe, la libertà costa ed è giusto che sia anche così), non hanno più nemmeno la possibilità, né la forza per poter proporre idee, progetti e innovazione in un contesto sordo, che ‘non vede il perché’ (e questo, è uno spreco di lavoro possibile, un tipo di evasione anch’essa).

Le derive:

l’inutilità della prima tipologia di lavoro; la frustrazione dei lavoratori della seconda; la guerra di posizione dei primi che rinfacciano agli altri una sostanziale incontrollabilità fiscale; i secondi che rinfacciano ai primi privilegi e garanzie che nemmeno si rendono conto di avere.

Infine – attenzione, il capolavoro – uno Stato che evade il lavoro e pensa alla guerra fiscale: speri, al limite, sulle rendite alte, invece spara sul lavoro che non c’è. E l’ultimo botto del pirotecnico andamento, un possibile ‘reddito di cittadinanza’ che ti fa capire da che parte stia: vinco 1 a 0, tolgo tre attaccanti e faccio entrare tre difensori per conservare il risultato; ma la squadra comincia ad aver paura di tutto, gli avversari ormai ci assediano e posso solo pregare (sì, pregare) che finisca 1 a 1 questa benedetta partita.

Siamo il Paese del ‘catenaccio’ che conviene a qualcuno, del resto. “Addirittura, direi, proviamo proprio a non passare in vantaggio la prossima volta”.

Ecco, in conclusione di questo slittamento di prospettiva: la vera lotta all’evasione inizia, e non può essere altrimenti,  da una seria lotta all’evasione, sì, ma dal lavoro.

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[1] Concetto già presente nella precedente voce del glossario: quaranteen (e nel romanzo Swing!, ultra/corpi, Polimata, Roma 2011).

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