IM, the blog! / Lo stato di diritto. Abbiamo scherzato. Lo stato di rovescio.

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A dire il vero, la sensazione che l’Europa fosse un po’ una fregatura e l’euro la sua conferma, qui lo avevamo avvertito da subito. Da quando, fatti due conti, ci mettevi il doppio a guadagnare i soldi di prima e la metà a spenderli. Ma come potevamo noi capire, se avevamo come orizzonte solo la cataratta del nostro presente meschino e lavoratore, in effetti? Oltre il nostro prosciutto quotidiano, ci mancava la prospettiva, il sole, il futuro negli occhi. E ora che finalmente il futuro si appalesa in un ‘abbiamo sbagliato, pagate’ – comma aureo di ogni governo, in Italia in vigore dal ’92 almeno… Ecco, dopo questa frase, si diceva – frase peraltro recitata con il prepotente stile di chi ha portato il pallone – stiamo così, siam messi così. ‘Ci han rubato i sogni!’, qualcuno grida. Ma in verità ognuno sa il portafoglio suo e sa anche che l’eco in una pancia vuota come quella, sbaglia desinenze: ‘Magari ci avessero rubato solo quelli!’, s’ode rimbombar un po’ ovunque.

E sempre a dire il vero, anche nel nostro appartamento, nella nostra vita, signora mia, tornano in superficie lampi di ineguagliabile, anticipatrice verità: ‘Lo Stato è illegale!’, bella e risoluta signora che, valla a contraddire. Ed è anche giusto non farlo: si difendeva giust’appunto da chi, con un’importanza autocertificata niente male, ne faceva una questione di regole (i grammatici), di morale (tutta la grandissima Scuola dell’Indignazione), di legalità (quelli sempre in fila, fissi). Sì, perché non sorprende più nulla se si passa tutto il tempo a dire ‘no’: è facile e non affatica. E’ così: anche se il mestiere per il quale sei pagato, come Stato, è andar di là, dove filtra la luce del mattino e magari aprirla una diavolo di finestra; poiché altrimenti l’aria ristagna, la mal’odoranza si sente, il mobilio marcisce. E’ il naturale processo post-mortem di un governo, di un’idea, di un vivaio. Insomma, averti tenuto qui non si sa bene perché era nelle cose; nelle cose e nei pensieri che ci vedono bene; bene, un minimo. Sorprendono, piuttosto, i figli in questa famiglia, che ancora si appassionano a telefilm dell’infanzia, della scuola, della primaria. Nonostante l’età e nonostante il fatto che: han provato a far da sé, con una sigla di papà; han provato poi bussando (e chiedendo, tanto, sì, ‘permesso’); invitati, spinti a continuare, sì, da dentro, da chi – da chi? – da chi proprio non avrebbe aperto mai.

‘Ma è la vita’, dice. E la legge elettorale allora? Ah, ma quella è un particolare, un fallo di mano in area di rigore, non incide sul corso di tutta una partita, figuriamoci in cotanto campionato. Pertanto, caro, ipotetico, surreale, amico  Inps, dimmi – t’ho capito io a te – a che gioco vuoi giocare?

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