IM, the blog! / Un sindaco da remoto. Marino, l’ingenuità della vittima

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Mentre si aspetta il commercialista, per valutare insieme a lui lo stato delle cose – magari sei uno di quelli che ha investito nel lavoro negli ultimi anni, ostinatamente, quando tutto stava lì a dirti in mille modi che lascia perdere, non serve, non sappiamo che farcene – ti accorgi di qualche perdita, una perdita di notizie che alla fine ti allagherà casa. Ma non potendola, da solo, riparare, ti adatterai e involverai in una qualsiasi forma anfibia delle origini in questo nuovo ambiente di fili volanti, pavimento e curiosa informazione. E, surreale per surreale, immagini un box, una cosa fatta così:

Nuove frontiere del lavoro (occhiello), Un sindaco da remoto (titolo).

Il primo cittadino ha ricevuto nella sua elegante ma sobria email l’ambasciatore degli Stati Uniti. Hanno discusso non si sa bene di cosa e perché, ma alle 20 in punto hanno cenato ognuno nella propria abitazione. “Vorrei precisare, email gratuita e banda larga in offerta a 9 euro al mese”, il sindaco al telefono con un cronista (chiamata a carico del cronista, ndr).

Non sarebbe male, certo. Anche perché basterebbe un box di nemmeno 400 battute per risparmiare una risma di carta a settimana o un giovane aspirante giornalista prestato al desk – è giusto, è giusto – dalla follia.

Sembrerà strano, ma le cose – il lavoro che non serve e il sindaco da remoto – sono in relazione. Di parentela stretta. Guarda bene.

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