IM, the blog! / Duemila/16. Come un assegno

037

Che un interruttore possa girare una volta per tutte dalla modalità rendita alla modalità prospettiva;

Che anche un singolo episodio possa far sì che ognuno si renda conto che tu, in fondo, per quanto ti nasconda, sei dentro di te, da sempre (non fare il timido). E questo davvero solo per comprendere di non aver bisogno di padri che te lo dicano, di Orienti che te lo indichino dove sei, se sei lì;

Che un altro singolo episodio, qualsiasi, ti possa far capire che quello che fa un uomo, un altro uomo lo può fare. Magari non tu, per carità – che puoi e sai fare altro, certo – ma un altro uomo lo può fare, sì;

Che a ogni forma di violenza o potere imposto – a cominciare dal più piccolo – si cominci a rispondere con un semplice ‘tu non hai capito un cazzo’, fino ad arrivare al coro. Fidati: hai ragione. E funziona. Magari non pronti/via, ma funziona;

Che si possa aver coscienza che bisogna cominciare a lavorare su stessi da molto giovani – anche patendo un po’, magari – per non arrivare in età adulta a non distinguere quel che occorre a te e quello che fa folclore per il mondo (e a cercare, anche, chi sciolga, per te, il nodo, ché non va bene, non si fa e nemmeno è granché dignitoso, dai);

Che è possibile giocare il te stesso che è in te anche in trasferta e non solo nella veranda delle cose che hai e che sai, che hai mandato a mente e che hai verniciato anno per anno (troppo facile un’autostima siffatta, che non preveda una tromba d’aria, che magari non arriverà mai, per un gusto tutto intimo che si moltiplica sul posto, sempre lo stesso);

Che il narcisismo, se ti piaci e ti compiaci un po’ troppo, fa di te – come dicevate il secolo scorso? – ah, sì, un uomo di destra;

Che l’amore, in fondo, è semplice.

Pare che poco prima del decimo proposito, anzi all’ottavo, si addormentò, lasciando così un decalogo meno presuntuoso di un decalogo vero e proprio (peraltro uno sconto del 20% è anche giusto farlo); ma si addormentò anche per lasciar a se stesso il gusto, all’indomani, una volta decantato il tutto, di togliere via i riferimenti a quella che si diceva essere la realtà, quando tutti sapevamo che trattavasi invece di residuo fisso, impurità, di mala areazione delle stanze del mondo, di una coltura perniciosa di batteri di etnia antropologa e sociologa derivata, invece, evidentemente, dai fumi del travisamento.

Il fatto che avesse lasciato lì, visibile, un assegno con la cifra già indicata di ‘duemila/16’ e la data del 30 dicembre, era la certezza che non avrebbe voluto più discuterne, il lavoro era chiuso e che aveva anche una certa fretta.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s