QUEI 68MQ DI UNIVERSO [CHAPTER 6]. Da PortaporTales

Il pur avanzatissimo sistema economico-finanziario dei dinosauri – dal prototipo di green economy, il fondo di investimento Brontosaurus ad alto tonnellaggio, lento ma sicuro, fino ai titoli aggressivi e in continua corsa del Velociraptor – ho buone ragioni per ritenere che sia morto in funzione di un tentativo di normalizzazione che ha finito per soffocare la complessità sociale, la terza dimensione, la sfumatura, il valore aggiunto. Mi spiego: la casualità di un meteorite non avrebbe potuto nulla da sola se il tessuto non fosse stato già lungamente liso. L’inassorbibile imprevisto non esiste in condizioni di equilibrio, penso. Certo, può esistere l’imprevisto, non il cambio di pagina come ineluttabile.

Così, andando incontro per una volta alle più raffinate cellule del gusto e degli accenti personali, salutandole dopo molto tempo e spolverandole da quel non so che di impossibilità e di senso del ridicolo che fino ad allora avevano ostato, mi vedo vivere tra una lunghissima parete in maioliche bianche diamantate, illuminate dall’aria del mattino e con angolo a gradi sedici verso Est per puro vezzo, un paio di ingressi, uno anni Cinquanta con corridoio in marmette e scale appena visibili in fondo, l’altro, volta a botte, lume grande in ghisa sospesa 1911 e luce gialla – e relativa vista sul giardino interno -, e un chiostro cinquanta passi dietro che di aperto non aveva davvero nulla se non la sua cubità fulva evidente a metà dell’altopiano verde di quella stagione.

Forse l’unica possibilità di recupero è fare da sé la casa dei sogni è la frase che si arrampica lentamente sul filo di fumo del caffé, con me che lo aspetto, seduto, alla sua giusta temperatura tra – appunto – una lunghissima parete in maioliche bianche diamantate, due ingressi di epoche diverse e un chiostro ancora senza accessi e senza finestre un poco più distante. Sì, sempre nel mezzo di un altopiano verde come non mai e tu che ti avvicini con quel sorriso che…

Se vieni ancora più vicina ti racconto il progetto, non è curioso come sembra, e ci sei anche tu, sul serio.

Così, un metro alla perfezione.

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