IM, the blog! / La dialettica di Klopp

Il calcio dialettico di Klopp? No, grazie: continuo a preferire la seria anarchia di Zeman.

Avrei usato questo sommario, se solo qui ci fosse stato spazio per un sommario. Intendiamoci: piace moltissimo Klopp da queste parti, magari le abitasse (queste parti, da Trigoria a Stadio Olimpico) ed è chiaro che la sapienza – una sapienza ben al di là del solo football – un giorno andò a fargli visita trovando un ospite impeccabile. Perché, come ogni generoso, fertile ideatore, giunge a una sintesi del passato che oltrepassa nostalgie e adesioni aeriformi, quando con due colpi di pennello, con due accenti lasciati cadere lì, dove è giusto, lo interpreta e te lo restituisce quale oggetto, il passato. Superandolo.

Si comprende dal fatto che il Gegenpressing (il Contro-pressing) non sai se considerarlo un Verrou, un Catenaccio 2.0, e cioè una difesa elettrica, figlia dei tempi e che tempo da perdere non ha, oppure una nuova edizione ragionata del volume Calcio totale scritto dall’Olanda nel ’74. E già qui siamo sul primo anello della dialettica, che mentre provi a definirla, l’artefice della domanda ha comunque già compiuto tre voli sulla Champions e una volta vi è atterrato con tutti gli onori.

Sul secondo anello (della dialettica), invece, nota il dettaglio: questa logica non esiste se non in funzione dell’altro, dell’avversario, che si scompone, si spettina e sbaglia. La palla più che gestirla, si recupera. Certo, è un’abilità e fa parte dell’architettura, come un pilastro in cemento che interpreta il ruolo come risultante di forze e che certo non ti porta via l’occhio come una vetrata della Saint-Chapelle.  Tuttavia in tempi di esistenze che son esistenze soltanto perché in contrasto – vere o presunte che siano -, una filosofia pur evolutissima che possa ricadere nell’assunto lineare sport/agonismo, è sufficiente per investirla come messaggera di effettivo progresso?

Ci torna in mente la libertà, a questo punto. “La libertà è un lavoro che fai su te stesso, perché nessuno ti possa dire cosa devi fare”, mi disse un giorno uno studente 13enne. Ovviamente promosso di diritto alle finali di anarchia, senza passare per i gironi. Certo, tu sei un laboratorio – cosciente, senza specchi dove compiacerti – e quando esci nel mondo vendi il tuo prodotto che è la possibilità. Un venditore di possibilità: dovessi definire un uomo libero, lo definirei così.

E la possibilità è quel legame chimico costituito per il 78% di proposta e 21% di dignità quando si va a sbattere contro un errore. Alzare la mano e riconoscere la sconfitta, sempre. Ps. Poi ci sarebbe lo 0,04% di anidride carbonica, ma lasciamo la rimessa laterale a chi vuole…

Si noterà come la formula della possibilità nelle percentuali ricordi quella dell’aria. E si noterà anche come questa relazione non possa essere un caso: Possibilità=Aria. Quindi, come le due componenti – proposta e dignità quando si va a sbattere contro un errore – pertengano più a un urbanista ceco di nome Zdenek Zeman che alla nota scuola del Gegenpressing.

Questo per dire che se un assegno di ricerca dovesse essere staccato, mi piacerebbe vederlo consegnare nelle mani di un giovane architetto di possibilità. Territorio di ricerca meno percorso, più originale, un investimento puro, così puro che vi è urgenza, in un certo senso.

 

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