PortaporTales / M.F. Writtenby, Il grande post [Chapter 2]

In un profilo remoto, molto remoto, intanto:

invecchiarono e non si incuriosirono più. Unica ossessione, una mappa catastale, la più precisa possibile, che dicesse solamente del proprio confine esatto – fu un giorno il Grande post.

Due pianeti stanchi che non riuscivano a riconoscere nemmeno più una luce riflessa, una qualunque, a loro vantaggio; che se anche ne avesse bucato un lato, sarebbe stata spenta in terra dalla polvere, memoria oramai di quel che era una roccia angolata, tagliente, insomma di un sasso che faceva il mestiere di sasso – ché vi furono alcuni che tentarono di approfondire anche…

E altri ancora, allora, insistevano:

le sollecitazioni gravitationali funzionavano come richieste, che avevano imparato col tempo a lasciar cadere ai lati del loro cammino, come chi semina per rinviare l’evento…

Nulla, nulla da fare. Che qui eravamo in un pianto, nel pianto di chi se lo poteva ancora permettere, il pianto; quando il problema era “un’adolescente viziata la letteratura, l’arte, l’espressione di quel tempo, ed era viziata da scrittori e artisti e uomini. Anche se, con poca sorpresa, si comprese che era il tempo che occorreva dare il tempo a chi non aveva mai lavorato prima” – sì, quando era tempo.

Ma lo ripeteva, lo ripeteva – il solito Grande post – come fosse mai stato di cose il nostro parlare… Non era stato mai di cose il nostro parlare. Era solo da rendersene conto (che eravamo borghesi; non gli inesorabili borghesi di seconda generazione, ma in qualche modo borghesi, somiglianti in ogni tratto al nostro scrivere).

14 Marzo.

Amico mio lontano,

niente, è già saltato tutto: alle 21.10 crolli sui titoli del film che non avevi potuto vedere nell’84 e che avevi aspettato una vita; poi, a seguire, ti svegli come se dovessi andare a prendere tu il mattino all’aeroporto – lo stesso disorientamento di un volo che ti atterra scomodo alle 3.30 di notte; a quel punto ti arrendi ché ormai la giornata è andata, i tabaccai chiusi, le macchinette difettose; ti inventi allora qualcosa per esorcizzare, ascolti una musica, la tiri lunga fino alla cena delle 17 e rimembri allora Gino Patroni:

ed è subito pera.

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