Nino Aragno Editore | collana i domani | 978-88-8419-976-82019 | 12 euro

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In questo “Semplicissimo universo inespanso” Michele Fianco presenta venticinque anni di vita letteraria e poetica. E vita, una vita intessuta di linguaggio riflessione e potremmo dire teoria, ma una teoria entangled nelle cose, è forse la parola chiave che ci permette accesso a questi versi. Una poesia carsica per molti anni, orientata nei primissimi inizi negli ambienti di quella che – verso la fine degli anni Novanta e l’avvio degli anni Duemila – si è chiamata la Terza Ondata o neo-neo avanguardia; ma che poi prosegue sostanzialmente da sola, rigenerandosi continuamente nelle sue parti. È compatto come un solido, come una sfera traslucida dentro cui intuiamo ancora altri mondi, questo universo, ha le forme ingannevoli di ciò che è intorno a noi. Oggetti case e strade di un quartiere di Roma, un condominio, un palazzo, un amore che ci si si accampano intorno per l’inganno consueto, ma il corpo sa. E la disposizione teatrale dei mondi stessi, infiniti a volte di cattiva infinità, si tradisce, riaffiora come incertezza nel ritmo – inevitabilmente jazzistico, sempre improvvisato, sempre disposto a impreviste mute, come un serpente che spoglia la pelle fuori stagione – che percorre i versi e i testi. Del resto, anche qui dall’inizio, una vena performativa non è segreta né assente. L’asimmetria tra testo e voce, tra assertività e asemanticità, il diverso disporsi su un quadrante di identità poetiche in uno stesso dire, si riavvolge su sé per ricominciare, sempre uguale, diversa. «Chissà se avevamo capito che eravamo lì a ripararci le vite di ieri», come una lucertola guarita dal sole, come se davvero vi fosse, immortale e invincibile, un cervello rettile della poesia.

[Laura Pugno]


A proposito di:

. Gualberto Alvino, su Treccani.it

. Francesco Muzzioli, su Critica Integrale

. Enea Roversi, su Tragico Alverman

. Antonio Francesco Perozzi, su Grado Zero

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