Una discreta allegria [Documentario di incontri e brindisi]

Confidenza.
È scivolato ora sotto la porta un sottile, sottile puntale di luce appena uscita dal sole, ha preso il tempo di un lieve e lento allagamento al battente che si è aperto in un timido permesso? e la storia poi va avanti che han stabilito i turni, mattine e mattine, perché rivelasse finalmente le fughe del pavimento che son giunte al primo tavolo, salendo, poi al secondo, salendo, e via così fino a collezionarne il numero esatto.
Semplicemente i giorni dopo i giorni si son seduti poi sui mesi e la cosa ha mostrato, lungo un lato della vita, un lavorìo tessile particolarissimo, perché poi particolarissimo… Lavorìo tessile di una confidenza che per sua specie già lo è, tessile naturalmente, e devo dire, in fondo hai ragione.

Empatia.
Non è occorso da quel momento oramai più palato, un rosso rubino lo comprendi  appena a riva, mentre sale. Così l’accordo di un sorriso di chi suona insieme a te, e ne noti anzi l’accensione – di un sorriso -, e se ne noti l’accensione vuol dire forse che. E così il compasso che punta tra piede e piede e leggero fa il cerchio e lo spazio che io non oltrepasso di te, tu non oltrepassi di me.
Il clima allora è buono e si organizza ancora in io e te potremmo arrivare fin là dove non piove, in lei che arriva un attimo dopo, accomodati qui, ci fa piacere, in un domani tornando con altri ancora incontri nella testa; e intero o quasi il piano regolatore di quelle nostre semplici empatie si va completando.
Sì, un piccolo egoismo l’intonazione voluta, in vero, non si potrebbe esser contenti altrimenti per un’ora, due, fuori dal mondo. No, non basta un vaso di me e fiori di rancore da portare a spasso e riversare, non è elegante, non ha senso.

Inquinamento.
Eppure il vento improvviso può alzare una certa sabbia che si insinua quasi quasi giù nel collo e distrae le note in equilibrio oramai trovate ed eseguite giorno per giorno, e spinge a trovar un’altra posizione che disarticola però il nuoto tranquillo delle nostre conversazioni.
E anche il bagliore a vuoto del lampo che ne precederà altri e che riempie di parole, di parole la nostra intenzione di tornare a casa prima della precipitazione fa così.
E le foglie, le foglie in terra che entrano e rientrano, entrano e rientrano, anche se brevi e basse, vanno via la luce – guarda tu – dal nostro discorrere, e in attesa di collegarci nuovamente con una finalmente non interrotta energia elettrica, va ora in onda il febbraio di una serata.

Ironia.
In fondo no, non è così grave. È acqua aperta da un sasso, appena l’istante concesso al fenomeno, appena… E ogni cosa rasserena dal punto in cui: il clima è buono e si organizza ancora una volta in spessore: sempre piaciuta l’aria lavata, dopo piovuto: un dopoguerra che fa più chiare le cose, e in controcanto: hai finito? sì. meno male…, e inesistente pare il difetto che dura un attimo, imbalsamato di nulla come un addio.
Sì, un guadagno minimo questa vicenda, in vero, ma si potrebbe far altro in un’ora o due fuori dal mondo?

Il bello – non vien fuori in un finale in minore, in pudore – è che va avanti, avanti e sembra dire in ogni ovunque, c’è un certo chiusore in giro… Ma io divento vecchio e – che vuoi fare – oramai semplifico, cerco il sole.

Ride, alza, paga e se ne va. Sui suoi titoli di coda, in effetti, quasi senza gravità.

Ché ogni fatto meteorologico che sia riferibile a persone e ambienti, è anche sempre puramente dislocabile dove vuoi, sì.

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